Nel contesto delle frodi finanziarie online, sta prendendo sempre più piede un fenomeno particolarmente insidioso: la c.d. recovery scam, ossia la “truffa del recupero”. Si tratta di una seconda condotta fraudolenta che colpisce soggetti già vittime di una precedente truffa, spesso connessa a investimenti inesistenti o a piattaforme di trading online non autorizzate. La particolarità di questo schema consiste nel fatto che il truffatore si presenta arbitrariamente (senza che la vittima abbia fatto alcuna richiesta) come un soggetto in grado di recuperare le somme perse precedentemente, sfruttando la vulnerabilità psicologica e la volontà della vittima di rientrare in possesso del proprio denaro. Altre volte, invece, è la vittima stessa che, accortasi della truffa e desiderosa di recuperare quanto perso, contatta, spesso a seguito di ricerche online, dei servizi di recupero credito altrettanto fittizi.
Qual è la dinamica ricorrente della recovery scam?
Lo scenario classico è il seguente: a seguito di una prima truffa, la vittima viene improvvisamente contattata (per telefono, email, su whatsapp) da soggetti che si palesano in qualità di:
1) Avvocati o studi legali
Spesso i truffatori utilizzano nomi di avvocati inesistenti o realmente esistenti ma estranei ai fatti, il cui nome viene sfruttato indebitamente e senza alcuna autorizzazione. Si precisa sin da subito che nessun vero avvocato contatta spontaneamente qualcuno facendo false promesse di recupero.
2) Società di recupero crediti
Le società di recupero crediti agiscono in virtù di un mandato dato da qualcun altro, non autonomamente e arbitrariamente. Peraltro, nel caso delle società, è possibile sincerarsi della loro esistenza attraverso il controllo nel registro delle imprese.
3) Fittizi consulenti finanziari o investitori
Quando agiscono in qualità di consulenti finanziari i truffatori garantiscono un recupero certo del capitale già perso, grazie ad investimenti dal rendimento certo e garantito mostrando spesso in pochissimo tempo, dopo un esborso minimo in denaro, dei primi profitti spesso ottenuti tramite software di intelligenza artificiale.
4) Soggetti che fingono di essere dei dipendenti delle autorità di vigilanza per offrire un rimborso
Questa richiesta è già a monte illegittima in quanto le Autorità di Vigilanza non offrono rimborsi alle persone che sono state vittime di frodi finanziarie.
Questi soggetti, la cui abilità oratoria è indiscussa, si approfittano della debolezza di una persona già provata presentandosi come individui capaci di aiutare la vittima. Più nello specifico, cercano di manipolarla, attraverso false promesse riguardanti la possibilità di poter rintracciare i fondi sottratti, con conseguente loro restituzione. Il tutto, ovviamente, in tempi rapidissimi (cosa che nessun avvocato serio prometterebbe, soprattutto in ambito trading). Per avviare questa attività di recupero, ed è qua la fregatura, viene richiesto il pagamento anticipato di somme a vario titolo, giustificate come spese legali, imposte, commissioni bancarie (spesso in criptovalute), costi di sblocco.
A questo punto, se la vittima procede al pagamento, il contatto si interrompe o prosegue con ulteriori richieste, arrecandole un ulteriore pregiudizio patrimoniale.
Profili giuridici del recovery scam
La recovery scam integra, nella stragrande maggioranza dei casi, gli estremi del reato di truffa di cui all’art. 640 c.p., che punisce chi, “mediante l’uso di artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”. Il delitto si basa su elementi oggettivi ben precisi, che risultano abbondantemente presenti nelle ipotesi di “truffa del recupero”.
Gli artifizi e raggiri nei casi concreti
Nelle recovery scam artifizi e raggiri si manifestano spesso con le seguenti modalità:
- simulazione delle qualità professionali di cui sopra;
- creazione di siti web e documentazione apparentemente autentica;
- produzione di report fittizi di tracciamento dei fondi;
- uso di un linguaggio tecnico-giuridico al fine di rafforzare la credibilità dei soggetti “truffaldini”.
Queste condotte sono tutte idonee a creare una rappresentazione alterata della realtà, inducendo la vittima in errore, con l’illusione di una concreta possibilità di recupero delle somme.
Le altre condotte giuridicamente rilevanti
La situazione non è sempre così semplice e lineare, perché in base alle modalità con cui la condotta viene posta in essere possono entrare in gioco anche altri delitti, oltre la truffa, tra cui si indicano a titolo esemplificativo:
1) Il reato di sostituzione di persona
L‘art. 494 c.p. punisce a questo proposito chi, “al fine di procurare a se o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a se o ad altri un falso nome, o un falso stato, o una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici”. Questa condotta rileva quando vengono ad esempio utilizzate false identità professionali;
2) L’esercizio abusivo della professione
L‘art. 348 c.p. punisce in questo senso chi “abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato”. Fingersi un Avvocato è pertanto una condotta estremamente grave;
3) Riciclaggio o autoriciclaggio
In base all’utilizzo che si fa delle somme sottratte. Rilevano in questo caso rispettivamente l’art. 648 bis c.p. e l’art. 648 ter.1 c.p., a seconda che la condotta sia volta a “sostituire o a trasferire denaro, beni o altre utilità, nonché ad ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa”, o, nel secondo caso, a sostituire, trasferire, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione del delitto.
Si tratta di condotte particolarmente gravi, stante il fatto che colpiscono soggetti già danneggiati da precedenti illeciti, aggravandone la posizione non solo economica, ma anche psicologica.
I segnali di allarme
In questo contesto, è possibile però individuare alcuni elementi ricorrenti che, se presenti, devono subito scatenare nella persona dei segnali di allarme.
Si fa riferimento a:
- richiesta di pagamenti anticipati per attività di recupero: questi soggetti spesso esordiscono affermando che il servizio è gratuito, o che il pagamento sarà dovuto solo a risultato ottenuto, ma, proprio al momento di sbloccare il bonifico del presunto rimborso, vengono a diverso titolo chiesti dei pagamenti;
- promesse di restituzione certa e in tempi estremamente rapidi;
- mancanza di trasparenza sull’identità del soggetto o sulla sua sede operativa;
- utilizzo di comunicazioni informali o non verificabili, si pensi all’uso di mail non professionali e con indirizzi gratuiti (Gmail) che non sono in grado di dare certezza sull’identità del soggetto;
- difficoltà nel reperire informazioni indipendenti sul soggetto proponente. Spesso si tratta di domini registrati da pochissimi giorni, che non corrispondo a vere istituzioni.
In presenza di queste “red flags”, bisogna sospendere immediatamente ogni iniziativa e procedere a verifiche molto approfondite.
Cosa fare in caso di “truffa per il recupero“
A seguito di una perdita economica causata da attività di trading online o da investimenti digitali, può capitare di imbattersi in soggetti che promettono di “recuperare tutto” in tempi rapidi. In realtà, una parte di queste proposte si rivela spesso una seconda trappola, finalizzata a ottenere ulteriori pagamenti senza alcun reale risultato. Per questo è fondamentale capire fin da subito, non solo come riconoscere questi soggetti, ma anche come gestire la situazione.
A questo proposito per tutelarsi è essenziale: interrompere qualunque pagamento e qualunque comunicazione, fare delle verifiche, come cercare il nome dello studio legale su Google, o verificare l’iscrizione agli albi ufficiali degli avvocati, non fornire alcun dato personale, non inviare per esempio la propria carta d’identità, conservare tutta la documentazione e le comunicazioni intercorse con il soggetto attivo del reato, verificare l’effettiva esistenza e legittimazione del soggetto, non scaricare nessun software per il controllo remoto del computer (o altri dispositivi), presentare una denuncia-querela circostanziata, supportata da elementi probatori, richiedere il parere ad un legale esperto nella materia.
È inoltre opportuno valutare con un professionista qualificato le possibili azioni da intraprendere, perché, si ricordi sempre, che anche se non è impossibile recuperare le somme investite, farlo richiede azioni legali complesse, nonché strategie legali mirate e strutturate. Non basta una semplice telefonata per far si che ciò avvenga.
Il ruolo dell’assistenza legale
La gestione di tali vicende richiede, alla luce di quanto detto sinora, un approccio particolarmente prudente, perché si inserisce in un contesto già compromesso da una precedente condotta fraudolenta. In casi del genere, dunque, un’assistenza legale specializzata consente di distinguere tra iniziative legittime e tentativi di ulteriore raggiro, impostare correttamente le azioni di tutela, beneficiare di un approccio trasversale, nell’ambito del quale vanno coordinate eventuali attività di recupero, con gli strumenti previsti dall’ordinamento a tutela del risparmiatore.
A questo proposito, l’esperienza maturata dallo Studio Legale Aiello nella trattazione di casi analoghi conferma che, in presenza di un intervento tempestivo e adeguatamente strutturato, è possibile evitare ulteriori pregiudizi e, in alcuni casi, attivare azioni di recupero delle somme sottratte.
Raccontaci il tuo caso
Inserisci le informazioni principali sulla piattaforma, sull’importo investito e su quanto accaduto. La richiesta sarà esaminata per una prima valutazione.
